Il gioco della seduzione – da Futuro Anteriore

Il racconto ci consente di elaborare le nostre esperienze e di metterle a frutto per le scelte future. Parliamo di funzione interpretativa, che attribuisce significato alle cose che ci accadono, e funzione predittiva, quella cioè che ci consente di fare allenamento mentale per tutti gli scenari che possono delinearsi e che vorremmo essere in grado di governare.
Proprio per usare il potere delle storie di dare struttura alla dinamicità degli eventi, faccio questa domanda a chi incontro in aula:

Mi raccontate la storia di un colpo di fulmine?

Gli sguardi di solito rimbalzano da un lato all’altro dell’aula fino a tornare nei miei occhi con una chiara richiesta di spiegazioni.

Raccontatemi la storia di quando avete incontrato qualcuno e, da subito, vi siete sentiti in confidenza, uniti da un inspiegabile istantaneo feeling.

 

Anna, mi racconta di un viaggio su un autobus vuoto, dopo un paio di fermate sale una signora che ha più o meno la sua stessa età e che invece di scegliere uno qualunque tra i posti liberi va a sedersi proprio accanto a lei. Anna dice di aver sentito all’istante una grande familiarità con quella donna e di averle parlato di tutto. – Tutto cosa? – Di tutto, tutto, dei figli, del lavoro, delle vacanze, dei progetti, persino di come eravamo da bambine.-
-Ricordi com’era vestita? – Non credo, anzi sì, perfettamente. Aveva una gonna blu e una camicia a fiori con le maniche corte. – E i capelli? – Biondi, raccolti.

E le mani? E il tono di voce? E l’accento, il ritmo? Lo sguardo? Ricordi lo sguardo? Sì, Anna lo ricorda e le chiedo se sa dirmi il perché. – No, davvero. Non saprei, ma ancora mi emoziono a riparlarne.

Succede. Succede che a volte la relazione si avvii per magia o per strani inneschi del nostro sistema di controllo centrale, che paragona quell’immagine alle migliaia che abbiamo immagazzinato nel tempo (somiglia a mia zia, ha la voce di mia madre, ha la gonna di mia sorella, ha il neo della mia professoressa delle medie). E allora guardiamo di più, ascoltiamo di più, prendiamo le misure a ogni frase, a ogni gesto, e spinti dalla voglia di confermare a noi stessi l’esattezza di quella prima impressione, ci affrettiamo a restituire a chi abbiamo davanti cenni di assenso, argomenti a favore di quella tesi del cuore.

A questo punto chiedo ad Anna e all’aula tutta: cosa possiamo imparare dalle nostre esperienze di successo, dai nostri colpi di fulmine, che ci torni utile quando il miracolo non avviene?
Ripercorriamo il racconto di Anna: la donna sconosciuta sale sull’autobus e Anna la osserva, vestiti, capelli, andatura, la borsa forse e anche il titolo di quel libro che tiene tra le mani. Poi la donna si avvicina e dice “buongiorno” e Anna ascolta quel suono breve e preciso, ne estrae una nota cristallina di contentezza e in un istante risponde al buongiorno avendo cura di far percepire la stessa nota, la stessa contentezza. L’innesco è in qualche modo partito ma poi dobbiamo far girare la macchina e allora andiamo sugli argomenti. – Ti piace il mare? Sì anche a me. Il blu è il tuo colore preferito, certo, ci avrei scommesso, è anche il mio. Prendi spesso questo autobus? No? Allora guarda a sinistra, vedrai che bel panorama si apre alla prossima svolta. –
La fiducia è, in questi casi, un incalzante rimandarsi segnali di assenso, che convergono tutti verso il “sì, mi piaci”.

Possiamo farlo. Possiamo rifarlo, riprodurlo quando occorre creare una magia che da sola non vuole saperne di realizzarsi.

Ascoltare di più, guardare più, anche quando la nostra bilancia interiore ha già fatto pesi e misure scegliendo di pre-giudicare.

Possiamo “prendere le misure” a chi abbiamo di fronte per coglierne toni e argomenti. E possiamo “restituire” ciò che ci arriva, le parole esatte, così come ce le ha consegnate, i gesti persino, e rivelare l’intensità del nostro “sì, mi piaci”.
È quello che le nonne chiamavano corteggiamento e che i formatori chiamano CRG. Cos’è la G? È il momento in cui dici: “senti, se ci rivedessimo per una pizza, magari domani?”.

 

tratto da Futuro Anteriore ed. Centopagine

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