Un anno fa di sti tempi.

Non volevo insegnarvi niente.

Mi sta seduto davanti con lo sguardo spaventato di chi ha provato ad arrivare preparato a questo incontro e invece niente.

Non gli è venuta in mente né una frase da dire né una faccia da fare.

 

Gli sorrido e dico:
– Sto bene.
– Sì, lo vedo che stai bene.
– Ma?
– Ma niente, è che non so cosa dirti, mi si è spezzato il cuore quando ho saputo.
– Hai visto tutto il film?
– Che film?
– La prima volta che mi hai incontrata, le prime parole che mi hai detto, com’ero vestita, hai pensato che forse avresti potuto amarmi, che ora che magari muoio ecco, insomma, hai capito che non siamo mai stati davvero amici, che provi qualcosa di più, che lascerai il monolocale col frigo vuoto per venire a vivere al mio capezzale, che…
– Scema.
– Dai, scherzo.
– Come cazzo fai a scherzare?
– Già, come faccio?
– Scema.
– L’hai già detto.
– I bambini?
– Bene, mi pare bene.
– Tuo marito?
– Mi pare bene.
– Quindi tutto a posto.
– Tutto a posto mi sembra prematuro ma ce la caviamo.
– Miii se sei difficile.
– Così poi ti ricordi.
– E smettila!
– È che sono diventata più profonda.
– Non mi pare.
– Infatti. Una si aspetta di capire chissà cosa e invece.
– Invece?
– Invece resta solo la paura ma non la sai spiegare.
– Magari poi la metti a frutto, magari la puoi spiegare agli altri ed aiutarli a superarla, con l’umorismo, che ne so.
– Ecco appunto, che ne so.
– Dai, non dirmi che non ti ci vedi a spiegare che si prova.
– Ok, non te lo dico.
– Ci scriverai una storia.
– E sarà breve e triste.
– Non mi stai prendendo sul serio.
– Se ti prendessi sul serio ti manderei…
– Stai scrivendo?
– No.
– Perché?
– Perché non voglio spiegare niente, insegnare niente.
– Perché?
– Perché non ho capito. E spero che non ci fosse qualcosa da capire, spero che non venga il momento in cui qualcuno mi dirà “ma come? hai avuto la possibilità di capire e non hai capito?”.

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