È lontano. Corsi e rincorse.

Il primo post di quest’anno non è il primo e forse ha più le fisic du role dell’ultim dell’ann passat, perché il titolo che ho in mente ha in sè un ragionamento molto personale e una conclusione da verificare.
Ne volevo scrivere uno ispirante, con un sacco di futuri prossimi, ma non è venuto.
Parto da qui: la frase che mi dico più spesso sfogliando le tante proposte che mi attirano in questi primi giorni di gennaio è “è lontano”.
“Corso base di doppiaggio dei film d’animazione” è lontano.
“Seminario intensivo di astrologia archetipica e relazioni affettive” è lontano.
“Laboratorio pedagogico di democrazia applicata” è lontano.
“Workshop di fotografia paesaggistica notturna” è lontano.
“Jedi per un giorno, a lezione di scherma con la spada laser” è lontano.

Potrei dirmi “non mi piace, “non mi interessa”, invece dico “è lontano”.

Perché potenzialmente mi interessa tutto e da tutto potrei trarre un piacere, mentre “è lontano” è un dato che mi sento di poter sostenere con migliori risultati.
Persino più del “non ho tempo” perché a quello ormai gli amici hanno imparato a rispondere “se ti interessa il tempo lo trovi”. Se dico “è lontano” nessuno ci prova a dirmi “se ti interessa ci arrivi lo stesso” perché sanno che non è vero. Ne sono testimoni. Io non arriverei neanche in ufficio la mattina se il conducente della metro non sapesse esattamente quello che fa.
Il ragionamento è: leggo un titolo o un annuncio e immagino uno scenario, mi vedo entrare in un luogo buio, soleggiato, puzzolente, aromatizzato, ampio, angusto, in fondo a un cortile, in cima ad una scala, nel sottotetto di una palazzina di periferia e mi dico “bene dai, comunque vada, potrò raccontarla”. Sono cose che a volte ti risolvono la conversazione. A volte.
Poi però il ragionamento evolve in questa precisa direzione: ho quarantuno anni, tre figli, due lavori, qualche zavorra sufficiente a far da controcanto a chi azzarda “quanta roba, che culo” e un numero oggettivamente limitato di occasioni per andare a cena fuori e incontrare gente nuova. Quindi, anche accadesse, in quale tipo di relazione potrei addentrarmi esordendo con
“Scusa, puoi aprirmi la bottiglia d’acqua che mi fa male la spalla? Cosa ho fatto? Oh, niente di che, ieri avevo lezione di spada laser e al mio avversario, nel mezzo del duello, s’è scaricata la batteria, così, nella foga, me l’ha lanciata. La spada. Cioè l’impugnatura. E insomma per schivarla mi sono abbassata di colpo e ho preso in pieno il comodino. Sì, il comodino. No, aspetta, che hai capito? E’ che lo Jedi non ha ancora trovato una palestra quindi ci alleniamo a casa sua. Chi in cucina, chi in salotto. Ieri ero nella camera da letto e niente, la sua spada si è scaricata. Capisci? Ah, davvero sai cosa intendo? Sono contenta, sono cose non facili da spiegare”.
La conclusione è: è lontano.

Parliamone un attimo.

Ho questa idea, molto originale e che ho registrato come opera d’ingegno: facciamo le cose per parlarne.
Anche allo specchio ma funziona meglio se con qualcuno. Sì certo, per crescere, per evolvere, ma se ci bastasse questo compreremmo libri e ci chiuderemmo in una caverna a leggere e parlare con le ombre sulle pareti. E’ successo.
Quindi mettiamo tante belle competenze nel paniere per costruire relazioni. Con chi? Per chi?
Per chi sto seriamente pensando di iniziare la raccolta di 12 volumi dell’enciclopedia del trattore? Per chi ho comprato un’impastatrice professionale? Per chi ho messo in agenda l’impegno di ascoltare almeno 15 minuti di musica tibetana ogni giorno? L’uncinetto facile? Ma sul serio?

Con chi sto immaginando di lavorare, vivere, parlare, con chi voglio avere a che fare? In questo inizio di 2017 e in ogni ingannevole inizio di stagione degli amori a fascioli, spendo un sacco di tempo, che non ho, per buttarmi a capofitto in uno scenario che “non mi somigghia pe’ gnente” e che non mi farà sentire più figa ma solo un po’ pirla a soliloquiare sulla bellezza delle foto paesaggistiche notturne.

Quindi, se nonostante questa lucida analisi fossi colta da incontenibile istinto socio-suicida o dal pimpante ottimismo infuso da una dose eccessiva di magnesio supremo, mi scappasse un “Sì, dai, faccio un corso di intarsio dei chicchi di riso, ho davvero bisogno di prendermi del tempo per concentrarmi sulle piccole cose”, datemi due sberle, vi autorizzo, e ditemi con convinzione – “Bianca, è lontano”.

 

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