Scriba: il manuale per la scrittura bancaria facile

Scriba. Scrivere in banca - Alessandro Lucchini

A chi serviva un manuale per la scrittura bancaria? A me ad esempio, per questo ho scelto di partecipare alla stesura di Scriba, per raccogliere le idee raccimolate nel tempo e confrontarmi con altri professionisti che ogni giorno si trovano a dipanare la matassa linguistica intrecciata dalle norme, dai tecnicismi e dai luoghi comuni.

Lavoro nel mondo bancario da quasi venti anni e so che quando ho iniziato alla domanda “a chi affiderebbe i suoi risparmi?” Quasi tutti avremmo risposto: ad una banca.

Oggi non è più così per vari motivi. L’evoluzione tecnologica ha portato nelle case, negli zaini e sulle scrivanie, strumenti che prima risiedevano in modo pressoché esclusivo tra le quattro mura delle filiali. Ma se dovessi spiegarti perché credo ci sia bisogno di questo libro non comincerei dal tema dei nuovi media, probabilmente partirei col parlare della crisi e di come questa parola abbia permeato i comportamenti delle persone, rendendole timorose, costipate, rattrappite.

La crisi

– che c’è, non c’è, forse passa, ma chissà – rompe le certezze acquisite e muove le persone verso direzioni inesplorate e ad alto tasso di preoccupazione. Alcuni si lanciano nel vuoto dell’inesperienza con spirito conquistatore e pionieristico, della serie “tanto peggio di così non può andare, meglio che i soldi li gestisca da solo”. Altri invece si dirigono a passo di gambero verso il primo angolo disponibile, per trovare rifugio e protezione, se non nei confronti del futuro, che resta lì minaccioso e inscrutabile, quantomeno dall’ombra lunga del passato. Chiusi nell’angolo ci copriamo le spalle perché abbiamo paura, dei giornali con i loro titoli catastrofici e delle banche con i loro tecnicismi incomprensibili.

Paura

è la seconda parola che pesco nel paniere delle signore che al mercato si interrogano sulle sorti dei loro pasti: “se continua così non potremo più permetterci neanche le carote”.
C’è la crisi ed abbiamo paura. Abbiamo paura e quindi c’è la crisi.
I soldi mancano e con loro la fiducia, questo dicono gli economisti, questo dice la signora al mercato. Perché la fiducia è un miscuglio di elementi razionali e irrazionali. È razionale laddove è il frutto di una serie di esperienze positive, e di positivo in questi anni di mutui sub-prime, brexit e crollo dei mercati, abbiamo sperimentato poco. È irrazionale dove l’elaborazione di queste esperienze è soggettiva e dunque non tutti ne traiamo i medesimi insegnamenti.

Il denaro non è solo uno strumento di potere, i più lo vivono come uno strumento di protezione. Quasi un oggetto magico che tiene al riparo dalle avversità della vita, dalle incertezze sul futuro dei figli, dai timori che riguardano la vecchiaia e la salute.

Noi che studiamo il linguaggio abbiamo una sola consapevolezza: una buona comunicazione, un uso delle parole che avvicini anziché allontanare, può creare i presupposti per uscire dall’angolo. Per ridurre il senso di pericolo, per agire sulla parte irrazionale, sulla “rappresentazione mentale dell’esperienza”.
Abbiamo quindi deciso di portare le nostre competenze al centro del rapporto tra la banca e il cliente perché crediamo che sia un rapporto che deve essere ricostruito, o almeno reincorniciato.
L’utilizzo del banchese, dei tecnicissimi spread, fideiussione o anatocismo, non aiuta a ritessere questa trama logora, perché se il cliente non capisce si spaventa e un cliente spaventato, e in più sfiduciato, tende a pensare che la banca lo faccia apposta, che si stia nascondendo, trincerando, come si usa dire per richiamare non tanto velatamente un clima da guerra in corso.

“Cara Banca mi scrivi”

– avrei considerato questo titolo se Lucchini non si fosse affezionato a Scri.ba. – scrivere in banca. Sia per mettere in luce un approccio focalizzato sulle esigenze del lettore, sia per la sfacciata citazione musicale, leggo Banca e penso Amico.
Amicizia, dunque, è la mia terza parola: come paradigma delle relazioni che funzionano perché si fondano sulla reciproca fiducia. Quindi niente guerra, nessuna trincea e molta, molta, meno paura.

Scri.ba. è il frutto di tre anni di ricerca, aggiornamenti e collaborazioni brillanti, con professionisti del settore bancario ed esperti di comunicazione, ci è piaciuto farlo e ci auguriamo sia utile, che faccia almeno un po’ la differenza.

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